Il conte Paolo

 
Santi o diavoli, faccia lei. Se i corpi senza testa sono detti acefali, quella che segue deve essere necessariamente una galleria o meglio, una vasca piena di cefali. Non sembrano pesci però. Si, è vero, la fissità degli sguardi, la loro naturale inespressività li rende simili a stolidi pescipalla curiosi dietro al cristallo dell’acquario. Ma quell’aria quasi malevola e a guardar bene grifagna li avvicina, alfine, all’uomo e anche alla donna.
Che si tratti di pesci o di umani, và riconosciuto che in quella certa inquietudine del loro porsi, si rispecchia una non proprio cristallina condotta di vita che rende questi soggetti pericolosi, probabilmente più per se stessi che per noialtri, ma in ogni modo da evitare, almeno fino a quando l’obbligatoria analisi non riesca a svelare fino in fondo la loro precisa natura. Una natura certamente contaminata da qualche tara e spesso alimentata da vizi, fissazioni, manie ed eccessi riconducibili a urgenze improvvise o a straordinari appetiti scatenati talvolta anche da perniciose abilità. Mostri o vittime? Boh… certamente testimoni del malessere del nostro tempo.